L'importanza del triage al Pronto Soccorso
Triage è un termine francese che vuol dire smistamento. In ambito ospedaliero il triage è un sistema utilizzato al Pronto Soccorso per stabilire l’ordine di accesso alle cure, che non dipende, quindi, dall’ordine di arrivo dei pazienti.
Il grado di urgenza è rappresentato da un codice colore assegnato all’ingresso in ospedale da un infermiere professionale adeguatamente formato, il cosiddetto infermiere triagista. Il codice rosso indica un’emergenza, cioè un paziente in immediato pericolo di vita; il codice giallo indica che il soggetto presenta una parziale compromissione della funzionalità cardiocircolatoria o respiratoria, ma non è in immediato pericolo di vita; il codice verde indica che non sono compromesse le funzioni vitali, ma il paziente necessita comunque di cure di primo soccorso; il codice bianco indica che il soggetto non ha bisogno immediato di cure e che potrebbe rivolgersi anche al proprio medico di famiglia o alla guardia medica.
Il triage è dunque uno strumento indispensabile per garantire che un paziente in pericolo di vita venga preso in carico tempestivamente dal medico. Questo sistema, però, non esiste in tutti gli ospedali. È obbligatorio per le strutture con un numero di accessi annuo superiore a 25.000 unità; in realtà, però, anche in questi casi non sempre viene messo in pratica, per carenza di personale o magari perché l’ospedale non dispone degli spazi adeguati.
A proposito di triage ho intervistato il dottor Salvatore Pungente, specialista in chirurgia, che lavora al Pronto Soccorso dell'Ospedale A. Perrino di Brindisi.
Nell’ospedale in cui lavora esiste il triage? Se sì, come funziona? Chi si occupa di accogliere i pazienti?
Nella struttura in cui lavoro ormai da un anno esiste un settore, il primo che viene a contatto con l'utenza, che definiamo di accoglienza o di triage e si compone di risorse umane, ovvero di infermieri triagisti, e di risorse strutturali e strumentali, cioè di stanze adibite all’accoglienza e dotate della strumentazione necessaria.
L'infermiere di triage rappresenta il punto centrale nel settore di accoglienza in quanto è lui che assegna i codici di accesso alle persone che arrivano in Pronto Soccorso e le inserisce nelle liste di attesa. L’accettazione avviene secondo un protocollo che tiene conto della patologia. Naturalmente per i codici rossi è importante identificare un parente o un accompagnatore che fornisca i dati anagrafici e soprattutto informazioni sull’anamnesi del paziente.
I pazienti deambulanti aspettano in sala d’attesa, mentre quelli in barella vengono portati in una stanza detta post triage, dotata di monitor multiparametrici e carrelli contenenti farmaci di primo soccorso.
L’infermiere del triage si avvale della collaborazione dell’infermiere del post triage, il quale si occupa della gestione dell’attesa e ha quindi due compiti fondamentali: monitorare i parametri vitali dei pazienti barellati per individuare rapidamente un’eventuale modificazione del quadro clinico; osservare i pazienti deambulanti che sostano in sala di attesa perché anche un codice verde o bianco può qualche volta evolvere in codici di gravità maggiore.
Saprebbe dire quanti sono più o meno, in percentuale, i pazienti a cui viene assegnato un codice bianco ogni giorno?
Nel nostro presidio i pazienti con codice bianco ammontano al 50% circa, percentuale che sale notevolmente nelle festività e nei periodi estivi.
Come mai?
Per la mancanza d’informazione. Le persone che non sono in uno stato di emergenza dovrebbero rivolgersi alla guardia medica che, una volta visitato il paziente, stabilisce se è il caso di inviarlo al Pronto Soccorso. In realtà, però, la maggior parte dell’utenza viene direttamente da noi, anche per un lieve malessere che potrebbe essere gestito in ambulatorio dal medico di guardia, intasando così il Pronto Soccorso.
Quanti sono invece i codici rossi, i gialli e i verdi?
I codici verdi più o meno il 30%, i gialli all'incirca il 25%, i rossi un buon 5%.
Ovviamente è solo una stima approssimativa perché dipende molto dal caso e, come dicevo prima, dal periodo.
Ha mai lavorato in un Pronto Soccorso in cui il triage non c’era?
Sì. Ho avuto modo di lavorare in un presidio della provincia di Lecce fino a maggio 2008 e a quella data non era ancora presente un servizio di triage per l'utenza.
Quanti pazienti accedevano in media ogni anno?
Circa 25.000.
Come facevate a stabilire l’ordine di accesso alle cure? Chi si occupava, in quel caso, di accogliere i pazienti?
Si faceva affidamento al buon senso comune e all'aiuto degli infermieri più anziani, dunque più esperti. In pratica, si cercava di prestare soccorso e cure immediate a chi ne aveva effettivo bisogno facendo attendere i pazienti che non necessitavano di cure nell'immediato.
Quali sono i problemi più grossi che si presentano a un medico che opera in un Pronto Soccorso senza triage?
Sono moltissimi. Il più grave di tutti, però, è la mancanza di una coscienza comune. Ovviamente parlo per la mia esperienza, non so come sia la situazione in altri posti. Comunque, più di qualche volta capita che i pazienti arrivino in Pronto Soccorso pretendendo, con arroganza, di essere visitati subito anche solo per un prurito ignorando chi magari è arrivato dopo, ma sta lottando per la vita. L’arroganza qualche volta sfocia addirittura in atti di violenza contro il personale sanitario, con esiti anche gravi. Di questo, purtroppo, si parla troppo poco, mentre tutti parlano di malasanità. Mi dispiace e a volte ho la sensazione che non si conosca abbastanza il lavoro che effettivamente svolgiamo noi medici di Pronto Soccorso, impegnati tutti i giorni in prima linea.
Forse dovrebbe esserci più informazione in questo senso...
Sì. Spesso mi auguro che possa svilupparsi una maggiore coscienza comune per evitare questi spiacevoli episodi che non fanno bene al personale sanitario, ma soprattutto ai pazienti in attesa.
